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NAPOLEONE | Un destino scritto nella carta da parati?

Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio il 15 agosto 1769 e morì in esilio sull’Isola di Sant’Elena nel 1821, all’età di 51 anni. Dopo la sua morte, un dettaglio curioso sollevò dubbi sulle reali cause del decesso: in alcune ciocche di capelli conservate furono rilevate concentrazioni elevate di arsenico.

Questa scoperta portò alcuni studiosi a ipotizzare un possibile avvelenamento.
Tra le tesi più suggestive, una riguarda un elemento in apparenza innocuo: la carta da parati della sua residenza sull’isola.
Ma com’è possibile che una semplice decorazione domestica possa aver contribuito alla sua morte?

Un verde brillante… e velenoso

Durante l’Ottocento, uno dei pigmenti più apprezzati per colorare tessuti, arredamenti, oggetti d’arte e perfino dolciumi, era il verde smeraldo, un composto noto anche come verde di Parigi, verde di Schweinfurt o verde di Vienna.

Chimicamente si trattava di acetato arsenito di rame(II), una polvere cristallina di colore verde intenso e brillante, molto in voga per la sua resa estetica e per il basso costo di produzione su scala industriale.

Tuttavia, questo pigmento conteneva arsenico, una sostanza altamente tossica anche in piccole quantità.
Col tempo, si scoprì che l’arsenico presente nella carta da parati poteva essere rilasciato nell’ambiente, soprattutto in presenza di umidità e muffe, sotto forma di composti volatili pericolosi per la salute.

Già nel 1860 il Times di Londra riportava casi di intossicazioni mortali, soprattutto tra i bambini, a causa della carta da parati contenente arsenico utilizzata nelle camere da letto.

La consapevolezza del pericolo portò, verso la fine del secolo, a campagne di sensibilizzazione e, successivamente, alla progressiva messa al bando di questi coloranti.
In anni recenti ne è stato anche vietato l’uso come agente antivegetativo, come conservante del legno e per il trattamento delle acque.

Ma Napoleone fu davvero avvelenato?

Nonostante la teoria della carta da parati velenosa sia affascinante, le evidenze scientifiche più recenti tendono a escludere l’avvelenamento come causa della sua morte.

I livelli di arsenico riscontrati nei suoi capelli, infatti, risultano compatibili con quelli presenti nel corpo di altri individui vissuti nello stesso periodo. L’arsenico, all’epoca, era ampiamente utilizzato in medicina, cosmetica, agricoltura e nella vita quotidiana, rendendo comuni tracce nel corpo umano.

Sebbene il verde smeraldo abbia causato molte morti nel corso del XIX secolo, soprattutto tra i più piccoli, non sembra essere stato il responsabile della fine dell’imperatore. 

Bibliografia

Colore – una biografia, Philip Ball, BUR Rizzoli 
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Verde_di_Parigi
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Napoleone_Bonaparte

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